Dadamaino dipinti, quadri ed opere dell’artista presso la Galleria CASATI Arte Contemporanea
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DADAMAINO

DADAMAINO

(Milano, 1930 – 2004)

 

 

Eduarda Emilia Maino è nata a Milano nel 1930. Laureata in medicina non esercitò mai la professione; nei primi anni Cinquanta, attratta dalla pittura, iniziò a dipingere da autodidatta.

Nel 1957 conobbe Piero Manzoni con cui instaurò una profonda amicizia. L’anno seguente segnò il suo ingresso nell’avanguardia milanese con la realizzazione del suo primo ciclo di lavori, i Volumi, tele perforate da grandi fori ellittici che ricordavano i Buchi di Fontana. Nel 1959 aderì al progetto di “Azimuth”, un gruppo sperimentale milanese costituto da Agostino Bonalumi, Enrico Castellani e Manzoni, che mantenne stretti contatti con il Gruppo Zero in Germania, il Gruppo Nul in Olanda e il Gruppo Motus in Francia.

Negli anni Sessanta Dadamaino partecipò a numerose mostre nazionali ed internazionali: Olanda, Belgio, Inghilterra, Germania, Francia, Spagna, Svizzera. Fu in questo periodo che Dada Maino divenne Dadamaino: nel 1961, invitata ad una mostra in Olanda, il suo nome venne scritto, a causa di un errore di stampa, come un’unica parola (Dada in quanto diminutivo di Eduarda). Nel 1962 partecipò alla mostra collettiva Nul che si tenne allo Stedelijk Museum di Amsterdam. Quello stesso anno nacque il movimento internazionale Nuove Tendenze, al quale Dadamaino aderì immediatamente e che vide tra i suoi protagonisti Getulio Alviani, Bruno Munari, Raphael Soto ed Enzo Mari.

La produzione di Dadamaino della prima metà anni Sessanta fu caratterizzata dal concetto di movimento. Nel 1961 realizzò gli Oggetti ottico-dinamici, piastrine in alluminio incollate su una tavola che generano effetti ottici mutevoli suscitando l’impressione di un flusso dinamico. Nel 1966 realizzò la serie dei Componibili, piccoli quadrati ritagliati che scorrendo lungo un filo di nylon creano combinazioni sempre nuove. Nella seconda metà degli anni Sessanta iniziò la Ricerca del colore in cui analizzò metodicamente e su base scientifica le infinite varianti cromatiche dello spettro solare.

A partire dagli anni Settanta il lavoro di Dadamaino si sviluppò in una direzione nuova: quella del segno. Inventò una serie di segni grafici con cui riempì meticolosamente le sue opere. Con l’Alfabeto della mente crea sette caratteri di tipo alfabetico con cui compone una serie di lettere nelle quali ripete sistematicamente un solo segno. Il ciclo successivo, I fatti della vita, in cui riutilizzò gli stessi segni, venne esposto nel 1980 in una sala personale alla Biennale di Venezia. 

Nel 1983 il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano le dedicò una retrospettiva. Nel 1990 partecipò nuovamente alla Biennale di Venezia, e nel 2000 il Museo di Bochum organizzò un’ampia antologica.

Dadamaino morì a Milano il 13 aprile 2004.