EMILIO SCANAVINO - "Opere: 1953-1985" - CASATI Arte Contemporanea
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Emilio Scanavino, Morfologia, olio su tavola, cm 30x30, 1970, Courtesy CASATI Arte Contemporanea

EMILIO SCANAVINO – “Opere: 1953 – 1986”

dal 19 gennaio al 19 febbraio 2018
Mostra a cura di: Luca Manganiello e Stefania Fossati
Testo critico: Nicola Micieli

 

Il 18 gennaio la Galleria CASATI Arte Contemporanea inaugura la rassegna dedicata a Emilio Scanavino (Genova, 28 febbraio 1922 – Milano, 28 novembre 1986), proseguendo il progetto espositivo incentrato sul lavoro dei grandi protagonisti del Novecento. La mostra, a cura di Nicola Micieli, si propone di indagare la pluralità espressiva dell’artista attraverso trentaquattro opere realizzate tra il 1953 ed il 1986.

Una riflessione sullo sviluppo dell’alfabeto pittorico e plastico di Scanavino che, attraverso il confronto tra i diversi supporti utilizzati dall’artista, permette una profonda comprensione del suo linguaggio a tutto tondo”.

La mostra, infatti, consente di compiere un percorso articolato tra i diversi ambiti tecnici, espressivi e linguistici utilizzati dall’artista dopo le prime esperienze figurative. Ci troviamo davanti ad una ricerca mirata a fondare una sintassi ed un lessico del segno, dei morfemi e delle strutture, degli spazi inclusi nella materia e degli spazi di estensione cosmica nonché dei luoghi della natura e dei luoghi edificati. Insomma: il repertorio linguistico con il quale l’artista ha raccontato la propria storia. Che è poi la storia della sua posizione di pittore nel mondo, e del suo vissuto di pittore nella storia, che non ha mancato di testimoniare anche nella semplicità della parola; elemento al quale ha affidato sovente i sensi e le intime motivazioni del suo lavoro, svolto all’insegna dell’ambiguità, dell’ambivalenza, dell’antinomia, che connotano gli stati transitori della forma e, per traslato, il relativismo della conoscenza e dell’essere.

Scanavino nel Laboratorio di ceramica (Foto di N. Lo Duca)

Scanavino nel Laboratorio di ceramica (Foto di N. Lo Duca)

Come scrive Nicola Micieli nel testo critico della mostra, c’è nel lavoro di Scanavino una semantica intuitiva, a suo modo analogica, e meglio si chiamerà funzione simbolica in senso propriamente ermetico, e per questa via esoterico e metafisico, in carnale folgorazione della forma transeunte. Penso ai “correlativi oggettivi” di Eliot e soprattutto al Montale degli Ossi di seppia, genovese come Scanavino, autori le cui sensazione ed emozioni legate al vissuto – il climax di un’ora, un incontro inatteso, uno scorcio di paesaggio, un croco polveroso, un “rovente muro d’orto” ligure sono restituiti nella pagina poetica dai “correlativi” di oggetti e situazioni stranianti che quelle sensazioni ed emozioni dovrebbero suscitare nel lettore, e sono l’espressione dell’inquietudine esistenziale dell’artista. Scanavino pone il segno che incide, l’aculeo che squarcia, il nodo che stringe il segno, le trame che inviluppano i morfemi e come tiranti li ancorano alla gabbia, al telaio geometrico, del quale insidiano la stabilità, quali “correlativi oggettivi” delle proprie sensazioni ed emozioni e situazioni e drammi: insomma, della propria inquietudine esistenziale di pittore che sta e agisce hic et nunc nel mondo.

 

 

Accompagna la mostra un catalogo realizzato da CASATI Arte Contemporanea e stampato a cura di Bandecchi & Vivaldi contenente il testo critico di Nicola Micieli, la riproduzione di tutte le opere esposte, una selezione di immagini di repertorio e gli apparati biografici.