L'Alfabeto Metafisico di Scanavino - ARTEiN World n.1/2018 - CASATI Arte Contemporanea
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L’Alfabeto Metafisico di Scanavino – ARTEiN World n.1/2018

L’Alfabeto Metafisico di Scanavino – ARTEiN World n.1/2018

Emilio Scanavino. Opere 1953-1986” a cura di Nicola Micieli, è il prossimo appuntamento espositivo dedicato ai grandi protagonisti del ’900 presso la Galleria Casati Arte Contemporanea di Muggiò (MB). In mostra 34 opere che permettono di ripercorrere la pluralità espressiva dell’artista ligure. Una personalità di spicco del secondo ’900 in dialogo costante con le tendenze innovative dell’arte contemporanea.
Già negli anni 50 Scanavino matura il suo tratto distintivo: il nodo. Segno inconfondibile capace di rappresentare pittoricamente i molteplici e complessi tormenti interiori. La messa a fuoco del segno, sempre più nitida negli anni a seguire, è rapportabile all’iperrealismo con intensità inquietanti (Bacon). Sulle tonalità prevalenti bianco-nere spiccano le vibrazioni drammatiche di rossi accesi o, più raramente, di blu e di gialli. Pur fortemente attratto dell’introduzione di materiali desueti (Burri) e dal nuovo concetto di spazio (Fontana), per Scanavino il segno non ha né pulsione gestuale né performativa. Esso è caratterizzato piuttosto dall’essere l’evocazione tattile di presenze materializzate sulla tela in quanto embrioni. Creature pulsanti a uno stadio primigenio che già contengono la primordiale struttura di morfema. Un codice plastico innovativo che si presenta allo sguardo come l’epifania di un alfabeto metafisico che emerge dal vuoto. Colore e luce, nella loro essenzialità, esprimono il contrasto tra il vuoto e la vita, tra il buio e l’ apparizione che si àncora grappettando la carne invisibile dello spazio cosmico. La portata del segno è proporzionale all’algidità del vuoto estremo. Il segno, con la sua vibrante forza materica, è il vettore indispensabile per la connessione tra dati concreti e il soffio vitale inafferrabile che si disperderebbe in dimensioni imperscrutabili. La pittura procede per categorie simboliche di grande attrazione annodando approcci non facilmente conciliabili. È così che strutture geometriche, come il cerchio, il quadrato, la retta o l’angolo, diventano supporti concettuali per esprimere pittoricamente l’imprevedibile dispiegarsi della vita in nodi, isole di presenza che si pongono anche come provocazione nei confronti del sistema.
Un procedere artistico che scalza l’idea di una pittura drammaticamente esistenzialista. A condurre la mano pittorica di Scanavino è piuttosto la ricerca di strumenti cognitivi finalizzati alla comprensione della vita. Lo sguardo creativo si avvale dello scatto fotografico prediligendo i dettagli, ovvero la rivelazione di quei “simboli trovati” che altro non sono che na turali corrispondenze. Dagli anni 70 l’attenzione si concentra su strutture cruciali, quali griglie o quadrature dello spazio, in tervenendo su tali prospettive con intagli pittorici così profondi da lasciare talvolta inglobati sulla superficie relitti degli strumenti spezzati. Si apre a Mantova il nuovo anno con un confronto tra 2 artisti italiani giovani e apprezzati pure oltre i confini del paese, ciascuno fautore di un modo pittorico già riconoscibile, peculiare. Da un lato Marcello De Angelis, con i suoi disegni rielaborati al computer tramite programmi di modellazione. Si tratta di tele che si tramutano in griglie di lineee tangenti, in cui la materia cromatica si allinea in un ordine logico-razionale che è modo precipuo dell’uomo di affrontare le cose e l’ignoto. Dall’altro Mara Fabbro: i suoi strati giustapposti di colore rendono grezza la superficie e si ric ompongono in turbinii come di tempesta che sconvolga uno scenario consueto. Sono gli elementi naturali, fiamme nei caldi rossi opachi, terra nel supporto reso poroso dagli strati di materia e acqua nei suoi solchi simili a letti di rivoli in piena. Aria, infine, i bagliori di ruggine. Gli esiti sono per certi versi analoghi. Sorprende l’impressione di continuità, come se gli autori perseguissero lo stesso ideale di bellezza arricchito di una prospettiva diversa, fra i vortici dell’una e le circonvoluzioni geometriche dell’altro. Sorprende, pur nella diversità delle premesse, fra loro così difformi: mentre quella della pittrice è un’indagine del visibile, resa in immagini degli eventi che le energie della natura soltanto sanno innescare, nel caso del pittore è l’indagine stessa a rendersi manifesta, approccio razionale che si fa visione.

 

EMILIO SCANAVINO
“OPERE 1953 – 1986”
CASATI ARTE CONTEMPORANEA
MUGGIÒ (MB)
A CURA DI/CURATED BY
STEFANIA FOSSATI,
LUCA MANGANIELLO
INAUGURAZIONE 
18/01 H. 19.00
19/01 – 19/02/2018