TINO STEFANONI - "Quasi bianco" - CASATI Arte Contemporanea
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TINO STEFANONI – “Quasi bianco”

TINO STEFANONI, Le Camicie

TINO STEFANONI – “Quasi bianco”

dal 21 settembre al 31 ottobre 2017
Mostra a cura di: Tino Stefanoni e Luca Manganiello
Testo critico: Luciano Caprile
Inaugurazione della mostra: giovedì 21 settembre 2017, ore 18.30
L’Artista sarà presente.

 

Il 21 settembre CASATI Arte Contemporanea inaugura la mostra “Quasi Bianco” dedicata alle opere del Maestro Tino Stefanoni (Lecco, 1937).

Attraverso una selezione di cinquanta opere l’esposizione ripercorre il cammino di questo fondamentale protagonista della pittura del Novecento a partire da alcune tele degli anni Settanta per giungere ai veri e propri protagonisti della rassegna: i pastelli, essenziali eppure complessi filtri di una visione del paesaggio fatta di architetture e contesti naturali.

Come scrive Luciano Caprile nel testo critico della mostra, « a testimoniare come il filo del suo –  di Tino Stefanoni – racconto segua una legge che non dimentica le personali radici ma ne recupera, all’occasione, il senso più autentico, capace di alimentare il futuro, quel magico bianco su bianco di allora che pare riflettersi di rimando nel bianco che accoglie la linea delle attuali rivelazioni, delle attuali sorprese. Sono rivelazioni e sorprese che promuovono quel non finito che permette e promette una continua attesa, una nuova traccia, un prezioso suggerimento per chi osserva e intende assaporare la magia della condivisione. Anche per tale motivo il tempo nutrito da Tino Stefanoni di seducenti leggerezze poetiche travalica le ricorrenti misure del quotidiano per collocarsi nell’ambito di una memoria in attesa, tutta da riconquistare e da narrare. »

Tino Stefanoni, nato a Lecco nel 1937, ha studiato al Liceo artistico Beato Angelico e alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano.

Da più di cinquant’anni è presente nel mondo internazionale dell’arte. Il lavoro di Tino Stefanoni, pur non appartenendo in senso stretto a quello dell’arte concettuale, di fatto si è sempre sviluppato nella stessa area di ricerca. Ha sempre guardato al mondo delle cose e degli oggetti del quotidiano, proponendoli nella loro più disarmante ovvietà, come tavole di un abbecedario visivo o pagine di un libretto d’istruzioni dove le immagini sostituiscono le parole.

A differenza del mondo animale e del mondo vegetale che non sono di pertinenza dell’uomo, il mondo delle cose è invece l’unico segno tangibile della sua esistenza, e quindi di sua proprietà, traccia del suo pensiero e della sua storia dove si possono creare arte e bellezza che non sono l’arte e la bellezza della natura. E’ evidente, nella ricerca, l’interesse a voler presentare le cose più che a volerle rappresentare e, al tempo stesso, a rivestirle di sottile ironia e magia tratte da un’operazione asettica come in un sogno lucido, per intenderci, che può far convivere elementarità e mistero, due elementi che per loro natura non sono affatto prossimi ma vicini per contrappunto.

Anche nei dipinti di oggi, dove i canoni della pittura classica (nel senso stretto del termine) sono volutamente esasperati a favore di una didattica del pittorico (luce chiaroscuro disegno colore), si rivela sempre il mondo delle cose che, pur restando il momento risolvente del suo lavoro, si carica naturalmente di significati metafisici, gli stessi significati dei dipinti dal tratto nero e sfumato definibili come sinopie dei precedenti.

Accompagna la mostra un catalogo con testo critico a cura di Luciano Caprile ed edito da Bandecchi & Vivaldi.

 

 

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